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12 maggio 2020

Impatti di Covid-19 sui deal di M&A

Colin Stewart

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Non sorprende che i livelli dei deal di M&A siano diminuiti durante i primi tre mesi del 2020 visto l’ormai noto effetto della pandemia sulle imprese. In totale in questo primo trimestre sono stati annunciati soltanto 21.154 deal nel mondo. Questa è la cifra più bassa di deal trimestrali dal Q1 del 2013, quando sono state annunciate nel mondo 21,027 transizioni.

In chiusura del mese di aprile sono state annunciate 5.094 operazioni per un valore complessivo di 202.269 milioni di USD. Queste cifre sono considerevolmente inferiori rispetto a quelle dello stesso mese degli ultimi anni: ad aprile 2019, sono state registrate 8.941 operazioni per un valore complessivo di 364.955 milioni di USD, mentre ad aprile 2018, 9.229 deal per 509.104 milioni di USD.

Mentre qualcuno ha premuto il pulsante “pausa” sulle transizioni pianificate, altri hanno optato per l’annullamento di tutte le operazioni previste, causando ingenti perdite.

Riflettori puntati sul settore medico e farmaceutico

Smiths, la società nel settore engineering con sede in Regno Unito, ha sospeso la vendita pianificata della sua medical-unit per potersi concentrare sulla produzione di ventilatori e dispositivi per la terapia intensiva. Anche la fusione pianificata delle case farmaceutiche Mylan e Pfizer, da 12.62 miliardi di euro, è stata cancellata. Tuttavia, ci si aspetta che entrambe le operazioni vadano avanti una volta che le condizioni del mercato si stabilizzeranno.

La decisione di Smiths di concentrarsi sulla produzione di attrezzature necessarie durante l’epidemia di coronavirus mette in luce l’importanza di questo settore: mentre Smiths ha cancellato la cessione del ramo d’azienda, altri si stanno invece interessando per le stesse motivazioni ad acquisizioni nel settore dei macchinari industriali, elettrici ed elettronici. Il gruppo Hanvey ha raggiunto a marzo un accordo non giuridicamente vincolante per acquisire il 51% di Innovative Corporate Development, produttore di mascherine chirurgiche con sede a Hong Kong, per 5 milioni HKD.

In modo analogo, Masimo ha scelto di esercitare la sua opzione di acquisto del produttore tedesco di dispositivi respiratori per la terapia TNI medical con largo anticipo rispetto alla scadenza, innescando una crescita della domanda per la tecnologia softFlow. L’amministratore delegato Joe Kiani ha citato il Covid-19 come motivo scatenante della decisione.

Anche se l’accordo tra Mylan e Pfizer è attualmente congelato, vi sono alcuni sviluppi interessanti nell’industria farmaceutica. A fine marzo il produttore di reagenti diagnostici Beijing Applied Biological Technologies ha assicurato investimenti per 50 milioni di CNY, al fine di accelerare la produzione di kit diagnostici per il mercato europeo.

Condizioni speciali per la chiusura dei deal

Nonostante i segnali incoraggianti da alcuni settori, i media suggeriscono che il sentiment negli altri settori sia decisamente cauto. Nell’ultimo mese Reuters ha riportato che Apollo Global Management e Gray Television, che si contendevano l’acquisizione di Tegna, operatore televisivo statunitense, hanno entrambe abbandonato la corsa. Altri hanno invece offerto condizioni speciali per poter concludere i deal in corso: la banca italiana Intesa Sanpaolo ha affermato che è disposta ad accettare un prezzo più basso da BPER per la vendita prevista delle filiali alla società.

Inoltre, Reuters ha riferito che Fincantieri spera che, nel tentativo di minimizzare una qualsiasi crisi finanziaria che ne derivi, l’Unione Europea ammorbidisca la regolamentazione della concorrenza tanto da consentire di procedere alla sua acquisizione pianificata di Chantiers de l’Atlantique.

Nel frattempo, The Daily Mail ha riportato che la Scottish Football Association potrebbe allentare le regole sulla doppia proprietà nello sforzo di attirare investimenti per la sua squadra.

Il calo dei deal segue la diffusione geografica di Covid-19

In termini di aree colpite, l’area Asia-Pacifico sembra aver subito il colpo più importante nel primo trimestre; le 7.467 operazioni annunciate su società con sede nella regione, rappresentano un calo del 33% rispetto alle 11.075 del Q4 del 2019 e il 19% rispetto alle 9.203 del Q1 del 2019. Questo era prevedibile e inevitabile: la regione è stata la prima a essere soggetta a restrizioni sui contatti sociali. Segue l’Europa occidentale, con una contrazione del 17% dei volumi rispetto al trimestre precedente, da 6.570 a 5.429 operazioni, e del 29% rispetto al Q1 del 2019 (7.641), mentre in Europa centro-orientale i volumi sono crollati del 36%, da 1.864 a 1.201.

Gli effetti di Covid-19 sulle operazioni di M&A sono diffusi, con un calo di volume dei deal nel Q1 del 2020 nella maggior parte dei settori. In termini di volume, soltanto un settore ha visto un aumento delle operazioni rispetto al Q4 del 2019: i servizi immobiliari con 1.037 deal (1.005 nel Q4), mentre la manifattura varia è migliorata nel confronto anno su anno (da 158 a 177 operazioni). Il calo più considerevole tra il Q4 del 2019 e il Q1 del 2020 si è verificato nell’industria dei prodotti di pelle, rocce, argille e vetro, in calo del 39%, da 214 deal a 131. Anche il settore della comunicazione ha subito un duro colpo, con una contrazione del volume dei deal del 45%, da 530 nel Q4 del 2019 a 291 nel Q1 del 2020.

In conclusione, l’impatto di lungo termine del Covid-19 sui livelli delle M&A rimane ancora incerto. È giusto affermare che gli operatori del settore saranno verosimilmente più cauti rispetto al solito nella valutazione di potenziali target. Il tempo dirà se un ritorno alla normalità vedrà una ripresa nel numero delle operazioni nell’anno.

Colin Stewart, Assistant Director Research

Colin writes on M&A deal news, and is responsible for Bureau van Dijk M&A activity reports.

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